(1897) Mitologia classica illustrata « Introduzione »
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(1897) Mitologia classica illustrata « Introduzione »

Introduzione §

1. Quasi tutti i popoli della terra, negli albori della vita intellettuale e sociale, crearono una quantità di favole e racconti intorno agli Dei della loro fede e agli uomini più valenti di loro stirpe; i quali racconti, propagati per tradizione orale attraverso ai secoli e alle generazioni, allargati via via con nuove aggiunte e trasformazioni, divennero il più prezioso patrimonio di que’ popoli, e come il tesoro contenente, sotto il velame della favola immaginosa, l’ espressione delle credenze, dei sentimenti, dei ricordi nazionali.

Ma niun altro popolo è stato mai così ricco e geniale nella creazione di tali racconti, quanto gli antichi Greci; la cui feconda immaginativa faceva sì che essi non concepissero i fenomeni naturali se non come animati da uno spirito quasi umano, nè i fenomeni dello spirito se non come incarnati sensibilmente.

Miti si denominarono con voce greca questi racconti, e Mitologia l’ esposizione ordinata di essi. Mito significa propriamente « parola, discorso », e designa quel che si dice o si narra intorno a un soggetto qualsiasi. In fondo lo stesso significato ha la voce leggenda, e si parla quindi spesso di leggende mitologiche; ma è invalso l’ uso di chiamare preferibilmente miti le narrazioni che riguardano gli Dei, e leggende quelle che concernono gli Eroi. La Mitologia dei Greci e dei Romani suol esser detta Mitologia classica, per distinguerla da quella d’ altri popoli.

2. La Mitologia di un popolo, non va confusa colla sua Religione; ha però con essa intimi rapporti; giacchè in sostanza la Mitologia, nella parte che riguarda gli Dei, rappresenta le credenze e la fede di quel popolo, ed è presupposta, come dalle istituzioni e dalle feste religiose, così dalle cerimonie del culto o pubblico o privato. Ben è vero che, se gli ordini sacerdotali addetti al culto delle varie Divinità in Grecia conservavano memoria abbastanza fedele dei miti relativi a quelle non lasciandoli contaminare da innesti volgari o sconcie interpolazioni, e ad es. nei misteri di Eleusi ogni sacra memoria relativa al culto di Demetra mantenevasi pura da ogni profanazione, invece la mitologia volgare, abbandonata alla fantasia del popolo, accoglieva da ogni parte mutazioni od aggiunte, che alteravano più o meno i primitivi lineamenti. Ma non è men vero che gli Dei della mitologia e le principali leggende a loro relative erano nei tempi migliori della Grecia oggetto di fede comune, a cui si piegavano anche i sommi degli uomini; onde ancora Socrate professava, davanti ai giudici, di non aver nulla di comune con Anassagora il quale aveva ritenuto il sole come una pietra e la luna come una terra; ed anche Platone si mostrava convinto della divinità di Helios e di Selene. Era dunque la Mitologia il fondo delle credenze religiose; ma nelle pagine seguenti noi faremo astrazione da questo suo aspetto, e non la considereremo se non come racconto fantastico. Breve cenno si farà solamente delle principali feste religiose celebrate in onore di ciascuna Divinità.

3. Come serie di racconti fantastici, la Mitologia ha stretto rapporto colle arti, sia colle arti della parola, segnatamente colla poesia, sia colle arti del disegno, massime la scoltura e la pittura. Dalle leggende mitiche spessissimo trassero gli artisti la loro ispirazione; anzi molti generi letterari in Grecia ebbero da quelle il primo impulso o da quelle tolsero il motivo fondamentale, e in grandissima parte gli argomenti delle rappresentazioni figurate o nelle pitture vascolari e murali, o nelle scolature di pubblici e privati monumenti si ricavarono, com’ è noto, da scene mitologiche. Le arti alla lor volta esercitarono una grande efficacia sulla mitologia; molti racconti presero la loro forma definitiva per opera dei poeti; e in più d’ un caso una statua celebre d’ una divinità fornì di quella un’ immagine si viva che divenne tradizionale e come inseparabile dai racconti ad essa relativi.

Fra i poeti antichi meritano particolarmente d’ essere ricordati Omero ed Esiodo; essi e i loro numerosi seguaci trattarono epicamente la materia mitologica; leggende locali diverse mescolarono e rifusero; ad alcuni racconti, scelti a preferenza d’ altri, diedero maggior rilievo rivestendoli di splendida forma poetica; e così la rozza materia ridussero a una serie ben ordinata e bella di poetiche narrazioni. E quanto alle opere statuarie di soggetto mitologico, chi è che, ricordando il celebre Giove di Fidia, immagine insieme di somma potenza e di mite bontà, vero aspetto del Giove supercilio cuncta moventis e pur pieno di condiscendenza alle preghiere de’ mortali, non si persuada facilmente che la rappresentazione artistica doveva rimaner viva nella fantasia de’ Greci, contribuendo a dar loro un determinato concetto delle varie Divinità?

Mitologia dunque e arti belle hanno molti punti di contatto; ed ecco perchè in questo libro l’ esposizione dei singoli miti è seguita da un breve cenno illustrato delle principali opere d’ arte che da essi trassero l’ ispirazione e vi rappresentano qualche momento importante.

4. Si può chiedere: come mai la Grecia s’ è venuta creando e per secoli ha conservato una serie così numerosa di leggende intorno ai propri Dei e Semidei, molte delle quali sono strane e contradditorie, bene spesso anche empie ed immorali? Giacchè ivi non solo gli Dei sono rimpiccioliti e fatti simili agli uomini, ma anche vengono loro attribuite sovente azioni disonorevoli e delittuose. È un problema che già gli antichi filosofi avevano tentato di risolvere; e tra gli altri Evemero del IV sec. av. C., si avvisò di spiegare la mitologia sostenendo che i miti relativi agli Dei altro non erano che storia umana avvolta nel meraviglioso, ossia che gli Dei tradizionali erano antichissimi uomini, re, principi, eroi, dall’ ammirazione dei posteri divinizzati. Tale ipotesi ripetuta anche in tempi a noi più vicini, prese, appunto dal suo autore, il nome di Euemerismo. — Altri poi per altre vie cercarono un a soluzione soddisfacente. Alcuni pensarono che la mitologia e religione pagana sia una deformazione di un primitivo sano monoteismo, deformazione dovuta alla corruttela degli uomini. L’ idea già appare nei primi scrittori cristiani, poi fu ripresa e svolta dai Filologi olandesi del XVII secolo, i quali giudicarono che nei miti classici ancor si ritrovino le traccie della rivelazione biblica, sebbene frantesa e sfigurata. Lo stesso Gladstone ai nostri giorni è di questa opinione, l’unica, secondo lui, che getti piena luce su quelle parti che rimangono mal cementate e incongrue nella ben congegnata fabbrica dei miti greci. — Un’altra dottrina è quella degli allegoristi o dei simbolisti, i quali si son dati a credere che i racconti fantastici inventati dagli Elleni o trasmessi loro dall’Oriente racchiudano, sotto il velo della favola, i dettami di un’alta e civile sapienza; laonde l’opera del moderno esegeta dovrebbe essere questa, d’interpretare le allegorie e i miti, rimettendo in luce le riposte verità e massime, dagli antichi stessi dimenticate. Dal Boccacci nostro al tedesco Creuzer è abbastanza lunga la schiera dei seguaci di questa dottrina. — In ultimo son da ricordare i nobili studi e i notevoli risultati a cui giunse nel nostro secolo, quella che chiamasi Mitologia comparata; la quale, confrontando i miti dei varii popoli di stirpe aria e risalendo al l’ origine loro comune, si avvide che buona parte dei racconti mitologici non sono altro che una deformazione di frasi immaginose, usate da principio a esprimere i grandiosi fenomeni della natura secondo l’ impressione che essi facevano nell’ infanzia dell’ umanità. Il sole che sorge, ad es., e discaccia le uggiose tenebre, veniva detto il Titano che strozza i serpenti della notte prima di trarre il suo carro su pel cielo; e si diceva pure che nello spuntar dall’ Oriente, egli abbandona la bella Aurora, cui non potrà più rivedere se non quando sarà giunto al termine della sua faticosa giornata. Un piccolo strumento composto di due pezzi di legno congegnati in modo da produr fuoco per mezzo della confricazione, strumento detto pramantha in indiano, diventa il benefico Prometeo che fura il fuoco al cielo per donarlo ai mortali. Ecco veri racconti mitici, a cui avrebbero dato origine semplicemente le personificazioni e metafore di cui abbonda un linguaggio primitivo. Filologi di grandissimo valore hanno accolto e considerano anche ora come definitiva questa soluzione del problema mitologico; la quale, a giudizio loro, dà spiegazione sufficiente anche delle stranezze e delle apparenti immoralità contenute nelle leggende classiche.

Non è nostro compito discutere intorno a queste ipotesi e ricercare se alcuna di esse sia vera ad esclusione delle altre, o se un po’ di vero siavi in tutte, come non è improbabile. Noi possiamo ritenere come certo: 1º Che quel grandioso corpo di narrazioni ed immagini onde consta la mitologia classica, non s’ è formato d’ un tratto, ma sorse a poco a poco, incominciando da poche leggende ereditate dai progenitori ariani, e diffondendosi man mano con successivi allargamenti e trasformazioni dovute a varie cause. 2º L’ origine naturalistica dei miti è ipotesi preferibile a tutte le altre; senza dubbio le primarie divinità greche e romane, come quelle degli altri popoli ariani, si connettono col grandi fenomeni della natura, come dimostra l’ etimologia dei nomi loro; la loro immagine sorse dunque dalla personificazione delle forze naturali, aggiuntavi quell’ idea del divino, ossia l’ idea della somma intelligenza e del sommo bene, che è innata nell’ uomo. 3º La varietà dei luoghi e delle genti occasionarono diversa forma e sviluppo di leggende; essendo naturale che gli abitanti dei luoghi alpestri, per lo più cacciatori e pastori, concepissero le divinità loro diversamente dagli abitanti delle coste, dediti alla navigazione e al commercio. E deità originariamente locali avvenne talvolta che assorgessero a dignità di dei nazionali. Così Era, la moglie legittima di Zeus, era in origine una divinità, venerata solamente in Argo, mentre la moglie del Zeus di Dodona chiamavasi Dione. — Anche ragioni storiche contribuirono ad alterare le leggende mitiche. La grande migrazione delle stirpi doriche nel Peloponneso, l’ urto di popoli e gli spostamenti che ne provennero, come non dar luogo a un incrocio anche delle tradizioni mitiche e a una collisione per cui alcune Divinità dovevano avere il sopravvento ed estendere il loro culto, altre rimaner soccombenti? In tal caso le deità vinte generalmente passavano in seconda linea, diventando ancelle delle deità vincitrici, o a dirittura scendendo al grado di semplici eroi. Così la vittoria di Era come moglie legittima di Giove ridusse le altre consorti di lui allo stato di concubine; e Callisto, dea della luna in Arcadia, cedendo il luogo ad Artemide, ne divenne ninfa ed ancella. 4º Causa efficacissima di evoluzione mitica, il moltiplicarsi di un mito in più altri per effetto di polionimia. Più nomi o epiteti, usati poeticamente a designare uno stesso fenomeno di natura, davan luogo a diversi racconti; così volendo esprimere il sole nascente, ora parlavasi di un figlio nato dalla Notte o dalle Tenebre, ora di un gigante che strozza i serpenti delle tenebre, ora di un altro gigante che intraprende la sua corsa faticosa, ora di un guerriero che si appresta alla sua lotta colle nuvole e colla tempesta ecc. ecc. Così in genere i diversi aspetti delle cose, specialmente il contrasto del lato buono e del cattivo, dell’ utile e del dannoso, si rispecchiavano in diverse leggende, da riferirsi a un medesimo essere mitico.

Molte cause dunque cooperarono a produrre, alterare, incrociare, rifondere, sdoppiare in mille modi i racconti della mitologia; cosicchè riesce ora pressochè impossibile ridurli sempre al loro naturale significato e tracciarne con sicurezza la storia; anche diligentissimi studi non riuscirono a diffonder piena luce che su pochi fra i principali miti dell’ antichità classica.

In conseguenza noi ci contenteremo di aver dato questi cenni generali intorno alla spiegazione del problema mitologico, e nella esposizione che segue ci atterremo senz’ altro alla forma tradizionale.

5. In origine eran cosa affatto diversa la Mitologia greca e la romana. Quel ricco sviluppo di leggende, del quale s’ è fatto parola, propriamente era solo de’ Greci. Gli Dei delle stirpi italiche conservarono per molto tempo il loro schietto essere primitivo di forze naturali divinizzate, e il concetto non venne incarnato in immagini a contorni ben netti e definiti, nè si crearono popolari racconti intorno alle vicende di lor vita, alle loro parentele, alla loro discendenza. Anzichè ad illustrare le figure degli Dei, il senso religioso degl’ Italici si applicava di preferenza a istituire ordini sacerdotali, e sacre solennità, a fissare con gran cura le cerimonie del culto e gli uffici di chi vi attendeva. Solo più tardi, allorchè i Romani vennero in diretto contatto cogli Elleni, e presero a studiarne la lingua e la letteratura, adottarono anch’ essi le credenze, le opinioni, i miti che vedevano universalmente divulgati tra i Greci, e cercarono di adattar tutto questo al concetto tradizionale che essi avevano delle varie divinità secondo le ragioni di somiglianza che pareva loro di scorgere. Così si fece come una fusione di essere mitici, il greco Zeus venne identificato coll’ italico Iupiter, Hera con Giunone, Athena con Minerva, ecc. Poche deità italiche rimasero isolate non trovandosi alcun tipo greco con cui identificarle, ad es. Giano.

Noi parleremo delle divinità romane in occasione delle greche corrispondenti; si farà un cenno separato di quelle per le quali non trovasi alcun riscontro.

6. La Mitologia si divide in due parti; la prima espone le leggende relative agli Dei, la seconda quelle concernenti gli Eroi.